Il mercato del fumo da 90 mld l’anno
Il mercato delle quote delle emissioni di CO2 è uno dei più fruttuosi. Praticamente ogni fabbrica ha diritto a un tot di emissioni di CO2, ma secondo l’Europol (ufficio europeo di polizia che si occupa di intelligence a livello europeo e di criminalità), vari paesi europei hanno registrato una evasione di cinque miliardi di euro. La frode più importante a livello ambientale tra le notizie passate sotto banco.
Funziona così: se la tua fabbrica produce meno CO2 di quello consentito, rivende la propria quota si emissione di anidride carbonica. Questo meccanismo funziona per le singole fabbriche ma anche in maniera generica per gli Stati (e quindi con responsabilità politiche) e la compravendita è legalissima, ma deve avvenire in una “speciale” Borsa europea. E’ ovvio che i paesi più industrializzati comprino le quote di emissione ai paesi meno sviluppati. E un sistema (da ridiscutere e rinnovare) decide quale paese può inquinare legalmente e chi no, grazie a questo sistema di compravendita. Ricchezza e ambiente quindi vanno di pari passo.
Accade però che dove c’è puzza di denaro entra in gioco la longa manus dell’ecomafia. Il fisco ha così scoperto che alcuni broker acquistavano crediti da Paesi extracomunitari mettendoli sul mercato europeo a un prezzo comprensivo di IVA per poi sparire nel momento di versare l’IVA al fisco.
Per ovviare a questo problema, Francia, Olanda, Gran Bretagna e Spagna hanno pensato di modificare le proprie leggi in materia di tassazione della compravendita delle quote di emissione, e Danimarca e Belgio stanno per farlo.
Provvedimenti di questo genere NON sono stati presi dall’Italia.
Aspettiamo fiduciosi. Siamo in attesa di un segnale di vita da parte del nostro ministro. Non è carino passare sempre per il paese dei mafiosi, in fondo.
