Un libro sul covo di Riina ci svela che gli ordini della famosa mancata perquisizione sono partiti dalla Procura, ma sotto processo ci finì Ultimo

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La notizia delle ultime ore sulla trattativa è l’uscita del libro che scardina tutti i luoghi comuni dei temi affrontati finora. “L’Ultimo rifugio di Riina” è il titolo. Diviso in 10 capitoli, con migliaia di download nell’arco di 24 ore, ha spinto i lettori che prima avevano delle certezze ad avere dubbi, e chi aveva dei dubbi, leggendo “quel determinato dettaglio” di un atto processuale passato in sordina, a ritrovarsi con delle certezze.

Pur basandosi su documenti da sempre in mano alla stampa (e in procura), il libro cura aspetti che mai nessun giornalista (e magistrato) ha curato, aprendo anche nuove piste investigative, e mettendo a confronto la parola di testimoni che a volte differisce se data in contesti diversi e in anni diversi. La stessa persona (che sia giornalista, magistrato o pentito) dà differenti versioni se si trova davanti a un giudice o se intervistato per una testata nazionale.

Si punta molto sulla mancata perquisizione del covo di Riina, di cui si sanno solo sprazzi di notizie, sempre le stesse. Dal libro emerge chiaramente che non fu per un disguido tra magistrati e Ros, la omessa perquisizione, ma un preciso disegno che partì dalla procura di Palermo e che fu avallato dal capitano Ultimo, ma l’ordine di non perquisire partì dalla Procura. Dettagli che non sono poi così dettagli, come per esempio “chi fu a firmare la revoca delle intercettazioni nell’abitazione della Bagarella?”

Era importante controllare le utenze di quell’immobile, non chi entrava o usciva dal cancello. Però di questo fatto nessuno ha mai parlato. Come degli sfondoni della regista Sabina Guzzanti, che scrivendo al procuratore Caselli confessa che se ci sono state delle omissioni nel suo film, di sicuro queste omissioni sono state fatte tutte a favore del magistrato.
Omissioni a favore di qualcuno significa conoscere la verità ma cercare di nascondere le responsabilità degli amici.

Ma ce n’è per tutti, nel libro. Da come ha deciso di operare la Procura di Palermo prima durante e dopo l’arresto, per arrivare alle parole che il giornalista Marco Travaglio ha usato per i suoi artifici al fine di piegare il testo della sentenza di assoluzione di Ultimo alla sua tesi complottista, trasformando così il più grande successo della storia dell’Arma nel “grande complotto italiano”.

Si porta alla ribalta anche l’omicidio di Gullo, un ragazzo sparito il periodo dell’arresto, di cui si era occupato il programma “chi l’ha visto”. Un omicidio che potrebbe essere strettamente legato alla cattura (o al post cattura) di Riina, dal momento che era un ladro che ebbe la sciagura di entrare nel suo vero covo, e avrebbe potuto rivelare dettagli su ciò che realmente aveva visto.

Insomma, tutto era già sotto i nostri occhi, solo che questo libro usa collegamenti incrociati come si fa per moduli investigativi seri, e porta alla luce fatti di cui finora nessuno si era mai accorto. Un libro on line gratuitamente scaricabile dal sito www.censurati.it e su www.sostenitori.info, per l’occasione uniti per questa produzione. L’autore, ha preferito uno pseudonimo perchè l’idea era quella di spostare l’attenzione sui contenuti, senza lucro nè riflettori.